UN INCONTRO SULL’AMERICA LATINA DEL DOPO FIDEL CASTRO

 

Venerdì ventisette gennaio, a Genova, presso il circolo di Rifondazione intitolato al partigiano Severino ‘Dente’ Bianchini – sito in piazza Romagnosi 3 cancello, nel quartiere di Marassi – si tiene un’iniziativa, organizzata dal locale circolo dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba, dal titolo “Cuba e l’America Latina dopo Fidel”.

L’intento è, come si può leggere sulla pagina di una nota rete sociale dedicata all’evento, parlare di “bloqueo, di Guantanamo, di Cuba, del nuovo Plan Condor che si allunga sull’America Latina”; sono chiamati a discuterne: Mauricio Martinez Duque – consigliere politico dell’ambasciata cubana a Roma – e Marco Consolo, il responsabile dei rapporti con l’America Latina di Rifondazione.

A prendere per primo la parola è il diplomatico: questi – con l'ausilio della traduzione di Franco Fuselli, del direttivo locale dell'associazione – legge alcuni passaggi del discorso del presidente Raúl Modesto Castro Ruz alla recente riunione della Comunità di Stati Latino Americani e dei Caraibi (Celac), l'organismo di cooperazione tra i trentaquattro Paesi di questa zona, nei quali annuncia i propositi per il futuro.

Proclama l’intenzione di proseguire nella costruzione del socialismo sull’isola, di continuare a sostenere la lotta per l’indipendenza di Porto Rico, di persistere nel conflitto per tornare in possesso di quel pezzo di terra – la base di Guantanamo – illegalmente occupata dagli yanqui, e nel tentare di neutralizzare il bloqueo.

Quest’ultimo tema è particolarmente delicato perché, contrariamente al comune sentire, esso non è stato affatto abolito da Barack Hussein Obama il 17 dicembre 2014: è stato anzi inasprito, come dimostrano le multe nel frattempo appioppate a ben cinquantadue aziende – la maggioranza nordamericane, ma non solo – ‘colpevoli’ di intrattenere rapporti commerciali con Cuba.

A seguire tocca all’intervento dell’altro oratore: costui si occupa di fare una rapida carrellata sugli avvenimenti degli ultimi venti anni nel continente latinoamericano; per la precisione egli parte dal 1994, l’anno in cui scoppiò la ribellione zapatista che diede il via ad un quindicennio di governi bolivariani il cui obiettivo fu quello di riappropriarsi della propria cultura, introdurre nelle economie statali elementi di socialismo, e distaccarsi progressivamente dall’ingombrante presenza degli yanqui.

Negli ultimi anni si sta assistendo ad una potente controffensiva delle forze reazionarie che tentano di riprendersi il potere anche grazie all’aiuto di personaggi storicamente legati alla socialdemocrazia, quali: la figlia di Salvador Allende, l’ex presidente cileno Ricardo Lagos Escobar, e Fernando Henrique Cardoso, ex presidente brasiliano.

L’operazione – una specie di nuovo Plan Condor – non si concretizza più con colpi di Stato sanguinari, ma con golpe istituzionali guidati dagli yanqui ma materialmente eseguiti dal potere giudiziario, da alcune organizzazioni non governative vendute, e dal martellamento continuo dei media asserviti ai poteri forti dei Paesi imperialisti.

 

Genova, 28 gennaio 2017

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

http://pennatagliente.wordpress.com